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Malattia da reflusso gastro-esofageo ed Esofago di Barrett: i farmaci antiacido funzionano?

In un precedente articolo abbiamo parlato di cosa sia la malattia da reflusso gastro-esofageo. In uno successivo abbiamo parlato della terapia della malattia da reflusso.

Un recente studio apparso sulla rivista Digestive Diseases e condotto da un gruppo di studiosi olandesi ha preso in esame la terapia attualmente utilizzata nella malattia da reflusso gastro-esofageo, con l’obbiettivo di capire se essa previene la trasformazione della malattia da reflusso in esofago di Barrett, a sua volta temuto precursore dell’adenocarcinoma esofageo.

L’esofago di Barrett si diagnostica quando l’epitelio della parte terminale dell’esofago, che normalmente è piatto, diventa colonnare, in seguito ai continui insulti irritativi dovuti alla risalita dell’acido gastrico. Infatti, l’epitelio squamoso stratificato normalmente presente sulla mucosa terminale dell’esofago non sopporta bene l’acidità, e dopo molto tempo può andare incontro a questa trasformazione (chiamata metaplasia). La metaplasia non è ancora nulla di grave in sé, ma si è dimostrato che essa spesso prelude alla trasformazione neoplastica dell’epitelio stesso.

I farmaci utilizzati nella malattia da reflusso gastro-esofageo sono molto efficaci nel fermare i sintomi, e anche nel diminuire l’esposizione dell’esofago all’acidità gastrica. Questi farmaci infatti bloccano la produzione acida da parte delle cellule dello stomaco.

La domanda che si sono posti questi ricercatori, tuttavia, era questa: siamo sicuri che, una volta che l’esofago è stato esposto al reflusso acido per anni, e una volta che si è formata una lesione, sia sufficiente una terapia cronica con antiacidi per prevenire la progressione della malattia a displasia e poi a tumore maligno?

Il problema è molto importante, dal momento che circa il 10% delle persone che sviluppano una malattia da reflusso prima o poi progrediscono a esofago di Barrett, e che l’esofago di Barrett è il più importante fattore di rischio noto per lo sviluppo dell’adenocarcinoma esofageo. L’adenocarcinoma esofageo, a sua volta, ha una prevalenza di circa 5 su 1000, e ha una prognosi misera, con una sopravvivenza media a 5 anni di appena il 20% dei pazienti che ricevono tale diagnosi.

I ricercatori, al termine del loro studio, concludono che, nonostante non sempre gli antiacidi siano in grado di “guarire” la metaplasia presente nell’esofago di Barrett, tutto lascia pensare, allo stato attuale, che la terapia con antiacidi prevenga la trasformazione e l’evoluzione della displasia. Suggeriscono tuttavia che sono necessari studi con campioni più ampi per verificare questo risultato.


FONTI:

Kastelein F, Spaander MC, Biermann K, Vucelic B, Kuipers EJ, Bruno MJ.: Role of Acid Suppression in the Development and Progression of Dysplasia in Patients with Barrett’s Esophagus, Dig Dis. 2011;29(5):499-506. Epub 2011