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Cosa è il morbo di Crohn

Ci sono due malattie gastroenterologiche abbastanza rare (con una prevalenza negli Stati Uniti di circa 1 su 1000 persone) che vengono raggruppate sotto il nome di IBD, o Inflammatory Bowel Disease (che significa malattia infiammatoria dell’intestino). Le due malattie in questione sono il morbo di Crohn e la colite ulcerosa (vedi altro articolo in proposito).

Entrambe queste malattie sono considerate “malattie complesse”, nel senso che non hanno una causa semplice nota (come ad esempio è per la varicella, nella quale un virus infetta il corpo e produce manifestazioni peculiari); infatti, per quanto riguarda le malattie complesse, un insieme di fattori dell’ospite (genetici e comportamentali) vanno a interagire con tutta una serie di stimoli ambientali (es. fumo, alcol, stile di vita, dieta ecc ecc), e danno luogo a una certa manifestazione di salute o di malattia. Per le malattie complesse si può parlare dunque di “fattori di rischio”, ovvero di comportamenti o stili di vita che possono favorire o sfavorire l’insorgenza della malattia. Il più forte fattore di rischio per le IBD è avere un familiare di primo grado affetto da IBD, cosa che dà un rischio per la vita del 3-9% di sviluppare la malattia.

Cominciamo il nostro esame della questione parlando del morbo di Crohn. Questa malattia è caratterizzata dall’infiammazione della mucosa dell’intestino a tutto spessore, e può interessare quasi qualunque tratto gastrointestinale, anche se le parti più colpite sono la parte terminale dell’intestino tenue e il colon. Nelle IBD la mucosa intestinale è sede di intensa infiammazione, con infiltrazione di globuli bianchi e risposta immunitaria destruente a un antigene non ancora identificato.

I sintomi della malattia sono principalmente diarrea, dolore addominale e perdita di peso. L’intestino può diventare rigido, soprattutto a livello del retto, e questo può portare a sintomi di tenesmo (incapacità di tollerare feci in ampolla), urgenza e dolore. Il dolore è localizzato in diverse aree dell’addome a seconda di dove sia localizzata l’infiammazione sottostante.

La malattia va incontro a remissioni e a peggioramenti spontanei o in seguito a terapia. Può dare una serie importante di complicanze, divise fra gastrointestinali e non gastrointestinali. Fra quelle gastrointestinali importante è la malattia perianale, caratterizzata da fistole, arrossamento, dolore. Una delle più temibili conseguenze della malattia gastrointestinale è la formazione di stenosi, o restringimenti, che possono dare luogo a occlusioni intestinali, al megacolon tossico e a perforazioni. La malattia di Crohn aumenta anche il rischio di sviluppare tumori del colon.

La malattia può dare luogo anche a complicanze extraintestinali (dermatologiche, reumatologiche, oculari, epatobiliari, urologiche, ossee, tromboemboliche ecc), che però sono probabilmente legate alla componente autoimmune della malattia.

La diagnosi si avvale di test quali l’endoscopia con biopsia (colonscopia), e di vari tipi di radiografia con contrasto.

La terapia medica è a base di antinfiammatori non steroidei, di antinfiammatori steroidei e di immunomodulatori, a seconda dello stadio e del tipo di malattia. In casi gravi o complicati può essere necessario ricorrere alla chirurgia addominale, che, tuttavia, nel morbo di Crohn può non essere definitivamente risolutiva.

 

FONTI:

Vinay Kumar, Nelso Fausto, Abul Abbas: Robbins & Cotran Pathologic Basis of Disease, Saunders; 8th edition

Anthony Fauci, Eugene Braunwald, Dennis Kasper and Stephen Hauser: Harrison’s Principles of Internal Medicine, McGraw-Hill; 17 edition