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Antibiotici sì, ma da usare correttamente: le diarree da C. difficile

Questo articolo tratta di un argomento di grande importanza per l’intera popolazione. Infatti, gli antibiotici sono dei farmaci di uso molto comune al giorno d’oggi, e proprio per questo vengono spesso sottovalutati dai pazienti che li assumono. Se è vero che le potenzialità terapeutiche legate agli antibiotici sono strabilianti, non vanno però sottovalutati né gli effetti avversi e le conseguenze di un uso indiscriminato, né le conseguenze di un uso improprio o scorretto.

Gli antibiotici sono farmaci capaci di uccidere selettivamente alcune famiglie di batteri, specifiche per ogni antibiotico, senza però danneggiare le cellule del corpo umano con cui entrano in contatto.

Molti degli effetti avversi lievi legati all’assunzione di antibiotici (ad esempio la diarrea) sono legati  al fatto che essi uccidono anche i batteri “buoni” che vivono nell’intestino di ciascuno di noi; questi batteri aiutano nella digestione di alcune sostanze che mangiamo, e la loro uccisione comporta una cosiddetta diarrea da malassorbimento.

Le conseguenze più gravi della scorretta assunzione degli antibiotici (assunzione per troppo poco tempo o in dose inadeguata, o addirittura assunzione di antibiotici “inutili” in caso di malattie non batteriche) sono due:

  • conseguenze per l’umanità: la selezione di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, che, dal momento che non vengono uccisi dall’antibiotico somministrato in dose troppo bassa, sopravvivono, proliferano e vanno a colpire altre persone, che svilupperanno una malattia molto più resistente alla cura con antibiotici
  • per l’individuo che li assume, lo sviluppo di patologie gravi correlate all’incongrua assunzione di antibiotici, quali la diarrea da Clostridium difficile.
La diarrea da C. difficile è causata dall’assunzione involontaria di spore di questo bacillo, il quale colonizza l’intestino dei pazienti che sono stati sottoposti a terapia antibiotica. Come già detto, la terapia antibiotica elimina i germi “buoni”, e rende così l’intestino facilmente colonizzabile da patogeni resistenti agli antibiotici usati. Gli antibiotici più spesso collegati a questa patologia sono la clindamicina, l’ampicillina e tutte le cefalosporine.
Il clostridio, una volta colonizzato l’intestino crasso del paziente, comincia a secernere alcune tossine, le quali causano una forte infiammazione e danneggiano in modo molto grave la mucosa di rivestimento del colon. La diarrea che ne segue è una grave diarrea, spesso contenente tracce di sangue.
La terapia, con altri antibiotici, spesso dà luogo a ricorrenza.
La mortalità di questa malattia, un tempo intorno al 2% dei pazienti, ha oggi raggiunto il 7% in alcune recenti epidemie, anche a causa della resistenza che i germi stanno acquisendo agli antibiotici che si usa per debellarli.

Concludiamo questo articolo con 4 punti su come assumere gli antibiotici correttamente:

  • sempre su consiglio medico, il quale può stabilire la reale necessità di una cura antibiotica per la patologia in questione
  • sempre nella dose e nei tempi indicati
  • sempre per il periodo prescritto, sapendo che a volte la febbre può passare prima della durata del ciclo prescritto, ma la terapia va continuata fino in fondo
  • mai a sproposito.

 

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NEJM: Host and Pathogen Factors for Clostridium difficile Infection and Colonization

FONTI:

Anthony Fauci, Eugene Braunwald, Dennis Kasper and Stephen Hauser: Harrison’s Principles of Internal Medicine, McGraw-Hill; 17 edition