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Obesità, per perdere peso va ridotto il carico glicemico

I ricercatori della Boston childern’s hospital hanno esaminato tre diete tra le più popolari al mondo e i risultati del confronto sono stati pubblicati sul Journal of american medical association. Ne risulta che quella a basso indice glicemico fornisce i risultati migliori, oltre al fatto più generale che il semplice conteggio delle calorie è inadeguato per valutare l’efficacia di una dieta. «Molte persone riescono a dimagrire per qualche mese ma – come affermano gli autori dello studio – la maggior parte trova difficoltà nel mantenere una perdita di peso significativa a lungo termine». Secondo i dati di un sondaggio condotto negli Stati Uniti (National health and nutrition examination Survey), solo una persona obesa o sovrappeso su sei mantiene una perdita di peso almeno del 10% per più di un anno. Una delle spiegazioni deriva dal fatto che la perdita di peso comporta adattamenti biologici, tra cui un calo nel consumo di energia (termogenesi adattativa).

Tre diete a confronto
In questo contesto, i ricercatori hanno sottoposto 21 persone obese o sovrappeso, dai 18 ai 40 anni, a un primo intervento dietetico, con cui hanno perso dal 10% al 15% del loro peso. I partecipanti sono stati poi suddivisi in tre gruppi, a ciascuno dei quali è stato assegnato un regime alimentare differente, ma con lo stesso apporto calorico, per quattro settimane: uno con pochi grassi (60% dell’energia dai carboidrati, 20% dai grassi e 20% dalle proteine; alto carico glicemico), uno a basso indice glicemico (40% carboidrati, 40% grassi, 20% proteine; modesto carico glicemico) e uno, la dieta Atkins, a bassissimo consumo di carboidrati (10% di carboidrati, 60% di grassi, 30% proteine; basso carico glicemico). I ricercatori hanno poi misurato il consumo energetico a riposo (Ree, Resting energy expenditure) e il consumo totale di energia (Tee Total energy expenditure), oltre ai livelli ormonali e ad altri indici metabolici. Ne è risultato che, rispetto ai valori precedenti alla perdita di peso, la diminuzione di Ree è stata maggiore con la dieta a ridotto consumo di grassi (-205 di media), intermedia nella dieta a basso indice glicemico (-166) e minore in quella con pochi carboidrati (-138). Il Tee ha avuto un andamento analogo: diminuendo rispettivamente di 423, 297 e 97 punti. Anche i livelli ormonali e le componenti della sindrome metabolica sono variati, ma non sono emerse indicazioni favorevoli all’una o all’altra dieta. «Questi risultati – commentano gli autori – suggeriscono che una strategia che punti alla riduzione del carico glicemico invece dei grassi può offrire vantaggi per il mantenimento della perdita di peso».

Jama. 2012;307(24):2627-2634