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Integrazione vitamina D non ferma le infezioni respiratorie

Uno studio randomizzato controllato in doppio cieco su 322 adulti neozelandesi ha mostrato che una somministrazione mensile di 100.000 IU di vitamina D3 non riduce né l’incidenza né la gravità delle infezioni al tratto respiratorio superiore negli adulti sani. Da febbraio 2010 a novembre 2011, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi composti ciascuno di 161 soggetti, per ricevere una dose iniziale di 200.000 IU di vitamina D3, un’altra somministrazione identica un mese dopo e poi 100.000 IU una volta al mese, oppure una sostanza placebo secondo lo stesso regime. Alla fine dei 18 mesi del trial, i ricercatori, coordinati da David R. Murdoch della University of Otago di Christchurch, hanno misurato il numero di episodi delle infezioni del tratto respiratorio superiore, scelto come endpoint primario, mentre endpoint secondari sono stati la gravità di questi episodi e il numero di giornate di lavoro perse a causa di queste infezioni.

Livelli alti nel sangue, ma senza benefici
Alla baseline, il livello medio di 25-OH-D tra partecipanti era di 29 ng/nL e il programma di somministrazione di vitamina D ha portato questo valore a oltre 48 ng/nL alla fine della sperimentazione. Gli episodi di infezioni del tratto respiratorio superiore sono stati 593 tra coloro che avevano ricevuto vitamina D; nel gruppo placebo sono stati 611, quindi un po’ di più ma la differenza non è statisticamente significativa; le medie per persona sono state rispettivamente di 3,7 d 3,8 episodi e il rischio relativo nel gruppo di trattamento è stato molto vicino all’unità: 0,97. Insomma, l’effetto della somministrazione della vitamina D non è stato apprezzabile e neppure la durata dei sintomi, la gravità degli episodi e il numero di assenze lavorative non hanno mostrato differenze di rilievo.

Azione antimicrobica non confermata clinicamente
Lo studio era stato motivato dal ruolo che la vitamina D riveste nella risposta immunitaria sia innata che adattativa. Questa vitamina stimola l’espressione dei peptidi antimicrobici, come la catelecidina, prodotti da neutrofili, macrofagi e cellule epiteliali. Inoltre, alcuni studi epidemiologici avevano mostrato una correlazione tra bassi livelli di vitamina D e una varietà di infezioni al tratto respiratorio, per esempio il rischio di sviluppare tubercolosi. Tuttavia, nonostante queste premesse, i risultati dello studio neozelandese non hanno corrisposto alle speranze dei ricercatori e si sono allineate a due studi randomizzati controllati già condotti in precedenza, che non avevano notato benefici dall’integrazione di vitamina D nel prevenire infezioni respiratorie acute negli adulti.

JAMA. 2012;308(13):1333-1339